Manifesto con un cerchio rosso visto dal finestrino di un tram in corsa, città in bianco e nero mossa

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omaggio a Josef Müller-Brockmann

Josef Müller-Brockmann sosteneva che un manifesto va capito da un tram in corsa. Chi passa non legge, vede. Disegnava a Zurigo, negli anni cinquanta, manifesti per concerti e campagne di sicurezza stradale, svizzero, rigoroso, quasi matematico.

Forma, colore, direzione arrivano in una frazione di secondo, il testo arriva dopo, se arriva. I suoi manifesti per la Tonhalle erano musica tradotta in geometria, si capiva il tono del concerto prima di leggere il nome del compositore.

Il tram oggi si chiama feed, e corre più veloce. Un pollice scorre lo schermo e concede a ogni immagine meno di un secondo, poi decide. In quel secondo non esiste il testo, esistono solo forma, colore e direzione, esattamente le tre cose su cui Müller-Brockmann costruiva tutto. Eppure la maggior parte delle comunicazioni fa il contrario, investe settimane sulle parole e lascia al caso ciò che l'occhio coglie per primo, la thumbnail, il primo fotogramma, il colore dominante.

Se il primo colpo d'occhio è sbagliato, il messaggio non arriva, per quanto giusto sia il testo. Il colore è già un discorso, la composizione è già un tono di voce. Mi chiedo quanti dei messaggi che scorriamo ogni giorno supererebbero la prova del tram in corsa.